INTRODUZIONE INTERVISTA SUL
MUCCHIO SELVAGGIO (ottobre 2002)
E' arrivato come un fulmine a ciel sereno, il debutto di Christian Rainer;
con quella copertina dai colori spenti ed uniformi... Al contrario “Mein
brunes blut”, prodotto quasi per sfida dalla Bar La Muerte, è
uno di quei dischi che irrompono e spaccano il cuore: organo, voce, archi
e fiati; appassionatamente drammatico, fieramente malinconico, inaspettatamente
eroico. Intervistato per via telematica, nei suoi discorsi l’autore
tradisce un ombroso contegno, un’indole introversa, una fiera risolutezza,
un temperamento orgoglioso; sono tratti questi che determinano la pasta
dei grandi artisti. Fabio Massimo Arati
Seguito intervista sul "Mucchio Selvaggio" ottobre 2002 o su www.barlamuerte.com/rainer
BLOW UP (maggio 2002)
Daniela Cascella
Un album di musica da camera è la nuova proposta di Bruno Dorella/Bar
La Muerte, che sembra voler spiazzare il suo pubblico con l'uscita di
un lavoro apparentemente fuori dal tracciato segnato sino ad oggi dalla
sua etichetta. Dopo i primi ascolti, però, ci accorgiamo che i
suoni contenuti in quest'ammaliante mezz'ora si accostano perfettamente
all'impronta aliena delle precedenti uscite della label milanese; è
una musica da camera sui generis in fatti quella composta da Christian
Rainer, attivo già da qualche anno in Italia in campo teatrale
ed artistico. La strumentazione comprende, tra gli altri, violino, violoncello,
flauto, pianoforte e una voce femminile che segna i tre pezzi di stampo
liederistico: chiunque sia un minimo familare con le pagine più
classiche di musica da camera avvertirà ascoltando queste note
uno scarto, un elemento straniante che potrà infastidire i puristi
ma che a noi sembra costituire il fascino dell'intero album, vale a dire
l'utilizzo di accordi, ritmi e melodie di amtrice tipicamente rock, che
possiamo immaginare suonate da chitarre elettriche, batterie e bassi legati
a una diversa tradizione. Ne risulta una perdita di centro allo stesso
tempo deviante e tentatrice, articolata tra la decadenza di Endlich Winter
ed episodi trascinanti come Ein dumpfer Klang, tra l'avvolgente Unten
die Voegel e l'atmosfera sognante e sospesa di m.b.b. Un lavoro ricco
di seduzione. (7)
MUCCHIO SELVAGGIO (giugno 2002)
Fabio Massimo Arati
Ha ragione Bruno Dorella quando, nelle note di presentazione di Mein Braunes
Blut, sostiene che un'opera del genere non ce la saremmo mai potuta aspettare
da Bar La Muerte, "un disco di pura struggente, sublime musica da
camera. In effetti non ci sarebbe null'altro da aggiungere, se non l'accorato
suggerimento di farlo entrare nella vostra discoteca privata prima che
diventi appannaggio esclusivo di collezionisti furiosi. Da alcune settimane
le toccanti composizioni cameristiche neoclassiche di Christian Rainer
girano ininterrottamente nel mio lettore: è quanto di più
emozionante abbia ascoltato da diverso tempo a questa parte. Mi lascio
cullare dal temperamento malinconico, dall'intima dolcezza di queste cinque
partiture. In apertura la severa maestosità del canto operistico
in lingua tedesca, poi l'elegante incedere dei fiati (tromba e flauto)
- che peraltro riecheggiano certe minimali soluzioni post rock - e la
pungente passionalità degli archi (violino e violoncello), infine
l'accorato intimismo del pianoforte, figlio illegittimo del notturno chopeniano.
Struggente nel suo crepuscolare afflato, intriso di romantica sensibilità
Mein Braunes Blut è un album imperdibile, uno strumento indispensabile
per ingentilire il cuore ed intenerire lo spirito.
ROCKERILLA (giugno 2002)
Enrico Ramunni
Abbiamo da sempre associato il marchio Bar La Muerte a suoni estremamente
vari, mai banali o prevedibili, ma più o meno costantemente all'insegna
di un impatto grezzo, forte e diretto, che si trattasse del lo-fi di Bugo,
della no-wave nichilista delle Allun o degli incesti free/avantgarde di
Ovo. Non avremmo sospettato che il caratteristico teschio in campo nero
sarebbe andato a fregiare un disco di musica da camera, per quanto atipico
e moderno possa essere il suo approccio. Ma dopo aver ascoltato queste
composizioni dal fascino magnetico, ed averle utilizzate per alcuni shows
delle Allun, il "barman de la muerte" Dorella si è reso
conto di essere l'unico in grado di pubblicarle. Così ci ritroviamo
a disposizione cinque splendidi pezzi, due vocali e tre strumentali, con
il piano desolato di Rainer in solitario, o accompagnato dalla sola voce,
o ancora con organici che comprendono archi, flauto e una tromba, fino
alla dimensione massima del quintetto. Musica sobria e scura, che risente
delle esperienze accademiche del primo Novecento (sa Strauss a Berg) come
delle soluzioni ritmiche del rock e delle tastiere circolari di Mertens
e Nyman, immersa in un'estetica romantica fino allo sfinimento e alla
rassegnazione, verrebbe da dire bergmaniana nella sua fisicità
negata. La voce espressiva più che virtuosa, e dal vibrato opportunamente
contenuto, del contralto Elena Biavati le offre il veicolo più idoneo trasportandola in un limbo di sospensione spazio-temporale.
RUMORE (maggio 2004)
Presenza insolita nel catalogo sperimental-rumorista della Bar La Muerte è Mein Braunes Blut di Christian Rainer, artista visuale e compositore
per diversi media qui impegnato i struggenti pagine cameristiche per piano,
in solo o con piccoli ensemble e la magnetica voce di Elena Biavati. Atmosfere
dolcemente intimiste, non distanti dal post rock alla Rachel's e dal neoclassicismo
gotico delle "heavenly voices".
IL TIRRENO
Guido Siliotto
Artista poliedrico, interessato alla musica quanto alle arti visive, al
cinema e al teatro, Christian Rainer propone una raccolta di brani d'impianto
cameristico, cinque struggenti composizioni particolarmente evocative
in cui si fa uso delle sonorità acustiche di pianoforte, violino
e flauto ed impreziosite dalla voce di Elena Biavati. La pubblicazione
di quest'album è l'ennesima prova d'eclettismo di Bar La Muerte,
una delle più interessanti etichette indipendenti italiane del
momento.
SODAPOP www.sodapop.it
EmilianoCosa
C i fa Christian Rainer su Bar La Muerte? La musica da camera ha segretamente
dei collegamenti con l'improvvisazione radicale e non ce n'eravamo mai
accorti? Penso proprio di no, anche se non sono un esperto: il fatto è
che questo disco è una autentica perla e giustamente Bar La Muerte
non se lo è lasciato sfuggire... Resto sbigottito di fronte al
cantato lirico in tedesco: rimango di stucco, io che non sopporto la lirica
e soprattutto quando è in quella lingua atroce (forse è
colpa di un terribile trauma subito ad un concerto, dove una cicciona
sgraziata che mi trivellò i timpani per parecchio). Romantico?
Esageratamente romantico. Dolce, struggente, emozionante come pochi altri,
colpisce al cuore senza pietà e non può non farvi innamorare,
nel senso più profondo del termine; il tutto a base di voce, piano,
violoncello, violino, flauto e tromba che si alternano nelle cinque stupende
composizioni. A volte una leggera parentela con il rock si subodora, ma
molto meno che, ad esempio, per Rachel's, unico nome che posso usare a
paragone. All'ascolto di I.8 E Min è impossibile non avere la pelle
d'oca, nove minuti di solo pianoforte sempre sul filo della commozione.
Christian, operante principalmente a Bologna, ha messo su in una decina
d'anni un curriculum decisamente di tutto rispetto, agendo su più
campi: cinema, musica, teatro e arti visive; certo è, che se la
qualità dei suoi lavori è paragonabile a Mein Braunes Blut,
ne sentiremo ancora parlare per forza. Le dimensioni di questo disco sono
quelle di un mini, ma il suo peso specifico è di gran lunga superiore;
dal punto di vista dell'ascolto, in realtà sicuramente lo metterete
in loop sul vostro stereo per ore ed ore...
BLOG
Fabio Battistetti
Sorpresa nei primi secondi, piacere nel resto... personaggio bolognese
che suona musica contemporanea, il tutto basato su pianoforte ed in 4
dei 5 brani anche su voce lirica femminile, assolutamente rilassante e
ben fatta, certa musica può suonare vecchia ma anche presente e
forse futura. ad un concerto di musica classica o lirica mi stuferei dopo
2 minuti, la musica contemporanea è un po' diversa... sarà
che in mezzo alle scene di un film starebbe benissimo, sarà che
non è banale, ma mi piace che bar la muerte faccia uscire un disco
del genere, riferimenti ? non sono proprio nel genere, ma certe composizioni
possono rimandare a michael nyman periodio film the piano.
KATHODIK
www.kathodik.it
Luca Confusione
Evocativo é parola, a mio parere, da centellinare e utilizzare
con parsimonia per evitare di svalutarne il significato. Troppe volte
abbiamo dovuto subire la riproposizione totalmente gratuita del termine.
Per chi ci hanno preso? Non siamo disposti a mangiare merda in eterno.
Rinnovatevi!! Eppure sono costretto ad utilizzarla. Inevitabile. Immagini,
atmosfere e ricordi forzati all'appello. Introduzione cameristica con
voce, violino, violoncello e piano a darci il registro dell'opera. Paesaggi
autunnalinvernali (m.b.b.) con nebbia bianco-grigia e figure di spalle
che si allontanano dal punto focale. Clima rigido (dumpfer klang) che
sembra non intaccare chi ci deve convivere. Volti inespressivi e indecifrabili
(Endlich Winter) dall'Herzog di 'Kaspar Hauser'. Splendido e malinconico
finale per solo piano con tocchi alla Mertens (ma qui é vietato
reiterare, la melodia evolve e cambia senza aspettare l'assuefazione dell'ascoltatore)
e pattern da nenie popolari (coppie di note, che sappiamo di conoscere).
Qualcuno potrebbe obiettare che era ovvio aspettarsi questo da un cd di
musica di Christian Rainer visto che il suo curriculum annovera regie
per film e teatro, nonché sonorizzazioni di opere cinematografiche
già esistenti. Si, sarebbe ovvio... se usassi il termine a sproposito.
Evocativo era il termine, e lo ripeto. Non é uso gratuito. Neanche
quando dico 'molto bello'. Complimenti a Bar La Muerte per questa produzione,
che ci fa capire cosa significhi essere indipendenti. Discostarsi da quello
che si aspetta la maggioranza... la scelta é individuale. E allora
grazie al 'sangue scuro' di Rainer e a quello che ci ha portato.
RADIO CITTA' 103
Francesca Ognibene
Il vento alza la polvere che ci finisce negli occhi, ma non ci serve guardare
se sappiamo sentire, ascoltare, recepire, abbracciare con la nostra anima.
Non c'è rockeuse, punkettone, elettrofilo, new waver o tangolfilo
che si rispetti che non possa apprezzare questo organo struggente accompagnato
dalla regalità della voce di Elena Biavati che arriverà
dritta al vostro cospetto emotivo: il più profondo, il più
sensibile e il più nascosto. Mein Braunes Blut, non ha bisogno
che abbiate lo stato di coscienza adeguato a questo genere perché
vi colpisca. Il suo più forte pregio è che irrompe e lì
dovrete fermarvi ed ascoltare sia che siate attenti o meno. Quel che ho
detto lo sa bene Bruno Dorella di Bar La Muerte, che se ne stava tranquillo
ad ascoltare improvvisazioni lo-fi punk quando gli è arrivato questo
cd che era pericolosamente estremo anche nel suo genere, detto musica
da camera. Archi, fiati, organo e voce in un turbinio di melodie composte
su presa diretta, per istinto. Dietro tutto questo c' è Christian
Rainer; qui all'organo e alle composizioni. E' lui il maestro delle cerimonie
e ha diretto gli altri musicisti ascoltando il suo senso della perfezione
estetico musicale. Queste sono ore che si portano via tutto, persino i
tuoi occhi finiti a regalare sguardi al fondo...canta Elena in Endlich
Winter (Finalmente Inverno). Una canzone a due con Christian al pianoforte.
Le parole glaciali di Rainer, sono mirate a spalleggiare l'infinito. Quante
volte ci siamo persi lontano e chi ci stava accanto non ci trovava? Ecco
perché questa canzone vi apparterrà come ogni nota di questo
album. Violoncello, violino, flauto traverso, tromba, sinth, pianoforte
e una voce da soprano. Questi sono gli ingredienti a lungo osservati e
cercati da Rainer per ottenerne il meglio. E' l' ora d' assaporare con
il vostro buongusto musicale con di contorno solo le vostre emozioni.
www.kronic.it
Federico Tozzi
Devo ammettere che la prima impressione su questo lavoro non era stata
del tutto favorevole: la copertina con i suoi toni verdi ad esempio non
mi aveva convinto, e messo su il cd la registrazione mi aveva un po` fatto
storcere il naso. Ma le cose cambiano, e ripetendo l`ascolto ho iniziato
ad apprezzare tante piccole sfumature di un lavoro che non sarà
perfetto (alcune pause ci sono come nella durata di "I.8 E min")
ma che dentro si porta qualcosa da dire e trasmettere.
Il paragone è tanto immediato quanto forzato, ma di questi tempi
è quasi impossibile non pensare a Collection d`Arnell-Andréa.
Anche questa però è solo la prima impressione: tanto è
ariosa la musica del progetto francese tanto è chiusa quella di
Christian Rainer e dei suoi compagni di viaggio. Sembra di trovarsi in
una stanza piccola e stretta, spoglia, poco illuminata e fredda, molto
fredda. Si può pensare al passato, ma ci si deve coprire, perché
è inverno e lo scialle non basta a riscaldare le stanze care a
Dostoevskij. Qui si soffre e si canta per dimenticare la vita. Non c`è
malinconia, c`è quasi un disagio nascosto, che non si deve cogliere
perché il suono deve restare puro e perfetto, ma che sfugge caparbio.
"Unten Die Vögel" all`inizio tentenna, poi all`ingresso
del piano cambia e improvvisamente apre la mente; ora la copertina ha
già un suo significato, e a me ricorda Visconti. "Ein Dumpfer
Klang" è tesa, talmente tesa che la voce di Elena Biavati
sembra doversi spezzare e il ricordo torna alla Veronica cara a Kieslowski.
"Endlich Winter" ci racconta di come il sole che tramonta alla
nostra finestra non scaldi, ma sia a sua volta misero e debole. Fragile.
Come detto all`inizio, "Mein Braunes Blut" non è un disco
perfetto, ma porta con se il fascino di chi suona sommerso nel buio, in
compagnia di una candela dalla luce sempre più flebile.
Copritevi, fuori fa freddo.
www.music-on-tnt.com
Loris Gualdi
Dopo 15 dischi di improvvisazione, noise e avanguardia, l’etichetta
di bruno Dorella, l’indipendente Bar La Muerte Records, ha deciso
di stupire tutti, producendo un lavoro di vera e propria musica da camera.
Un goticismo cameristico neoclassico, come lo definisce lo stesso Dorella,
lontano sia dagli eccessi dai gruppi da lui promossi, sia dall’uso
di strumentazioni sofisticate. Mein braunes blut rappresenta un sentito
omaggio alla musicalità classica del passato, per un poliedrico
autore dalla mentalità aperta e alquanto creativa. Rainer infatti
non è solo abile compositore ma anche bravo nel cimentarsi nell’arte
pittorica, nonché fotografo, scrittore, e amante del mondo a 24
fotogrammi per il quale ha diretto una serie di piccole interessanti opere
filmiche come “ Ricordi Infantili”, per il festival di Lione
nel 1996 e “unten die vogel” ancora inedito.
Siamo quindi di fronte ad un personaggio unico nel suo genere, che grazie
all’incontro con l’etichetta Bar La Muerte è riuscito
ad emergere con la sua particolare e sapiente musica, nonostante alcune
difficoltà iniziali.
Mein braunes blut è un semplice viaggio nella musicalità
nobile di Rainer che timidamente appare in modo catartico con il suo amato
pianoforte, partendo in sordina nel brano di apertura “Unten die
vogel” per diventare unico protagonista in “I.8 e min”,
splendido brano per pianoforte che chiude l’album con avvolgente
sonorità, immediata e capace di far volarel’immaginazione
dell’ammaliato ascoltatore.
A differenza di quest’opera in MI minore e della dolce musica di
“Ein dumpfer klang”, il già citato brano d’apertura
“Unten die vogel”, ha in sé una struttura più
vicina al mondo della lirica che non al neoclassicismo.Protagonista del
brano in questione è indiscutibilmente la struggente voce della
brava Elena Biavati, che racconta, in lingua germanica, il suo io addolcito
dal soave suonare del violino di Teresa Lodati. Come detto Rainer “entra
in scena” solamente sul finire della track, in risoluzione della
partitura, come a dare sollievo ai tormenti suonati dal violoncellista
Eickmeyer.
Di simile fattura è “Endlich winter”, in cui la voce
della Biavati è saviamente scandita dal pianoforte del compositore,
che riesce a dare in maniera inusuale un’invisibile anima rock alla
partitura. Con “M.B.B”, ensemble di note composte da Rainer
per il documentario “Sich belieht machen”, invece ci allontaniamo
dalla musica lirica per inoltrarci nelle tipiche sonorità classiche
che Katia Galbin con il suo flauto introduce in modo armonico e ricercato.
Senza dubbio “Mein braunes blut” è un prodotto in cui
si percepisce perfettamente l’amore per la musica da parte di un
bravo compositore che con un po’ di fortuna riuscirà certamente
a farlo amare a molti altre persone.
www.sentireascoltare.com
di Carla Armogida
“Io dico che l’arte è muta e la musica è cieca”.
Con tale frase Christian Rainer, ventisettenne italoaustriaco compositore
di “pop-chamber” (una sorta di musica da camera con sfumature
pop), afferma la totale autonomia espressiva delle diverse discipline
artistiche. E in verità, aggiungere troppa farina o vaniglia o
zucchero all’impasto del pan di spagna finisce con alterarne il
sapore, e i bambini mandano giù a malincuore quei bocconi “cattivi” per non far dispiacere la mamma.
È nostalgico l’ultimo demo di Mister Rainer, nostalgicamente
felice. Non sono riuscita a scorgere neanche un grammo di tristezza nel
suo dolce… ho assaggiato più volte l’impasto, ma ogni
volta notavo con soddisfazione che gli ingredienti erano tutti dosati
alla perfezione. È un abile cuoco questo poliedrico musicista che
si cimenta in più discipline senza lasciarsi mai risucchiare in
meccanismi alienanti quanto quelli dell’etichettatura di genere.
Per “chi” e per “chè” abbia fatto questo
dessert non ci è dato di sapere, ma questo non fa che rendere il
tutto ancora più gustoso, aiutato anche da una voce carismatica
molto simile a quella del Nick Cave degni anni ’80 insieme ai Bad
Seeds, capace di dare forme agli stati d’animo più profondi
e alle emozioni più intense.
Sentiamo l’odore da lontano, entriamo in cucina, il forno è
caldo; aspettiamo che il timer canti la sua parte domesticamente impostagli
ed osserviamo come uova, latte e farina si siano annullate in una totalità
perfettamente circolare. Cominciamo a pregustare il gusto soffice e caldo
del desiderio con What’s Fresh Today e siamo psicologicamente appagati
dalla sola degustazione ottica. È straordinario!
Osserviamo il calore uscire dallo stampo annerito e assumere forme astratte
che svaniscono salendo verso…l’azzurro del cielo. Pochi minuti
e ci viene dato un piatto di terracotta con una fetta porosa e seducente
nella sua morbida bellezza; mettiamo da parte la forchetta scintillante
che sembra mettersi tra Noi e il desiderio, mentre il piano della ballata
intimista ed evocativamente infantile di Fish’n Chips, che ci riporta
a Perfect day di Lou Reed, in sottofondo, scandisce il ritmo lento e deciso
del nostro afferrare e mordere voracemente la fetta ansimante di calore.
Delirio dei sensi, risveglio di papille anestetizzate da mesi e mesi di
cibo in scatola, sbalzi glicemici nel sangue che si manifestano con aumento
termico e benessere totale; il viso si contorce e dimena per il piacere.
Dopo il primo boccone prendiamo atto della limitata esistenza della nostra “fonte” di godimento e decidiamo di rallentare i ritmi e allungare
i tempi del gustare…cadenzati da Stranger.
Solo per quel momento dimentichiamo la tendenza tipicamente umana del
pensare al “dopo” e ci focalizziamo sull’”adesso”,
esistiamo solo noi, ora, con quel boccone in bocca, e pazienza se dopo
dobbiamo tornare a studiare o a lavorare, pazienza se abbiamo le bollette
da pagare e la spesa da fare, pazienza se il bucato è ancora in
lavatrice e il bottone si è staccato dalla giacca, pazienza. Ora
esistiamo in funzione di un morso di Brow Line, frammentariamente aritmica
e toccante.
Stiamo arrivando alla fine… alla fine del viaggio e ci coglie un
po’ di paura. Guardiamo spaesati la cucina, sperando di individuare
il resto della torta…è in un angolo, ma la sua austerità
estetica sembra dirci “Chi troppo vuole… (poi sta male) ”,
e così il nostro Viola Time si scontra con la razionalità
delle “giuste misure”. Titubanti sul mandare giù o
meno l’ultimo pezzo, sentiamo la felicità sfuggirci dalle
mani… Days Whit No Stories, stonata e trascinata, cede il passo
a Always Come, inquietante, tendente al dark e dalle ritmiche novecentesche,
e tutto finisce con un accompagnamento musicale che potrebbe essere la
colonna sonora di un bacio a denti stretti dato piangendo… facciamo
sciogliere in bocca le molliche del sogno e tutto ritorna inevitabilmente
a posto. “Everything in its right place”.
Ringraziamo allora Chris, dalla voce profonda e scura, dalle mani decise
e gentili, lo ringraziamo del dolce dal gusto intimo che ci offre dai
tempi di Mein Braunes Blut, dove aveva arricchito il tutto con delle varianti,
come lo zucchero a velo della voce di Elena Biavati e la crema di un quintetto
composto da tromba, violoncello, violino, flauto e, ovviamente, immancabilmente,
piano.
L’arte è dunque muta, la musica è cieca, ma il pianoforte
è pieno di briciole.
www.erbadellastrega.it
Max
(Turn Love to Hate, demo)Sei spezzoni di canzoni catturate dal vivo per
questo cantautore che ne dimostrano le qualità artistiche. Sei
assaggi per solo piano e voce che fanno pensare ad una specie di Nick
Cave intimista, anche se il timbro alla Ian Curtis rende il tutto abbastanza
anomalo. Non so se il nostro ora proponga dal vivo ancora la stessa formula.
Di certo aveva le carte in regola per elevarsi al di sopra della massa...
(Mein Braunes Blut) Presentato come un lavoro avant-classico,
questo Cd colpisce per la struggente bellezza delle composizioni. La voce
di Elena Biavati, nonostante il suo non facile ascolto (si tratta infatti
di una cantante lirica a tutti gli effetti) impreziosisce le partiture
per archi ed organo del nostro Christian, vero e proprio compositore classico
di inizio millennio che sicuramente saprà farsi apprezzare nel
suo campo. Echi di Dead Can Dance si possono ritrovare in "M.b.b.",
mentre "Endlicht winter" non può lasciare indifferenti,
tanta è la carica emotiva che esce dalle corde del pianoforte di
Rainer. Un piccolo gioiello che sarebbe un peccato dimenticare. Da riscoprire.
La rassegna stampa è in continuo
aggiornamento :
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