13 vite al buio, 2000

Esiste uno stato mentale, un’assuefazione alle immagini, una rassegnazione nei confronti delle cose del vivere che inducono al sonno.  Alcune cose, gesti, circostanze, vengono guardate come se non fossero altro; come se una sorta di “educazione” esperenziale ci porti a non attribuire alcun valore aggiunto a certe normalità. La condizione che permette una visione “altra” di questa normalità, è l’indagine al buio: condizione (non) luminosa con la proprietà di riconnotare, ridisegnare oggetti, suoni, luci, persone, restituendoli diversi e con altri significati, in una sorta di “esistenza contemporanea” alla loro reale; il sonno e il buio quali universi mentali che impongono un giudizio filtrato sulle cose viste. La coscienza del “sonno” (il filtro che impone alla vista assenza di lucidità) può avvenire in ogni spettatore solo attraverso la constatazione della sua presenza. Chi dorme vede buio e fa esperienza della dimensione del sonno; così, per riflesso, osservare chi dorme, può avere il valore di vivere la medesima esperienza, mediata, constatandola e dunque prendendone coscienza. Diviene così evidente una realtà a cui non si era pensato prima per il semplice fatto di non averla mai veduta. Ora le stesse normalità vissute precedentemente all’esperienza sono altro: sono una breve vertigine, un attimo di normalità piombata nel sonno, in una riflessione su se stessa, su quell’attimo esattamente che essendo per lo più uguale a tutti gli altri attimi, ne diviene rappresentativo.

L’azione: Sono state individuate 13 differenti circostanze “normali” in cui le comparse si addormentano nel corso di una azione (esempio: portare il cane a spasso, buttare una carta, bere qualcosa al tavolo del bar ecc.). L’azione non viene propriamente interrotta dall’atto di addormentarsi, ma per poter essere riconsiderata dallo spettatore, bisogna pensarla come ancora in corso, come se mentalmente chi la compiva, continuasse a compirla anche dormendo. Questa prospettiva è data dagli oggetti, animali o quant’altro sia in compagnia del dormiente. Tutti questi elementi di supporto hanno nella loro natura qualcosa di dinamico che suggerisce proprio un’interruzione temporanea di un’azione più o meno lunga (esempio: un’altalena che ancora un po’ si muove, il cane al guinzaglio che tenderà in una direzione, il gelato impugnato che inizia a sciogliersi ecc.)