“Io sono tu quando io sono io”, Paul Celan
“Io è un altro”, Arthur Rimbaud
“Ed infatti quest’uomo è il più legato a me per parentela ed abita dove abito io”, Platone
Documento video dell’opera Aidòs realizzata da Christian Rainer a Torino.
In questo esperimento è sondato il tema dell’alterità, dell’altro da sè, della irriducibile distanza che separa le persone tra loro e del tentativo di accorciare tale distanza che è qui sintetizzata nell’arcaica accezione di “pudore”.
Lo spazio che ha ospitato questo intervento, è stato del tutto svuotato e le luci spente. Viceversa il cortile su cui danno le finestre dello spazio, è stato illuminato e due famiglie del vicinato sono state invitate a sostare nel cortile guardando dentro lo spazio. Quando il pubblico è entrato nello spazio, si è subito reso conto di non dover guardare qualcosa, ma di essere a sua volta guardato, così avvilendo la sua presunzione di essere parte attiva del momento. Quella che doveva essere l’opera, si è trasformata in spettatore. Un diaframma trasparente, quali sono le finestre, hanno visivamente avvicinato l’esterno dall’interno pur rappresentandone il motivo della irrimediabile separazione fisica. La possibilità di empatia resta un’idea, un tentativo, un’ambizione rese infondo impossibili dalla realtà di essere corpi concretamente insolubili gli uni negli altri.