Ciclo di tre opere inedite per la città di Scilla (RC) su invito del MUSAE 2009
Introduzione
Il tema portante e comune delle tre opere realizzate da Christian Rainer per la città di Scilla è il paesaggio: punto di partenza impossibile da intendere come qualcosa di fisso ed immutabile, infatti esso altro non è se non una proiezione ad opera di chi lo guarda, una visione personale, mediata peraltro dal tempo e dalla storia. Paesaggio non è solo natura, ma anche tutto ciò che gli Uomini vi hanno insediato; per questo motivo parlarne implica necessariamente anche questioni civili e storiche. Ma qui esso è inteso specialmente come rappresentazione stessa di un’ambiguità risolta nella Cosa Una: la coesistenza di Symbolon e Diabolon, ciò che unisce e ciò che separa, ovvero la linea di orizzonte che li contiene entrambi, l’attività sulla terra come proiezione speculare – ed in miniatura - di ciò che accade in cielo, l’esistenza dell’ombra poiché esiste la luce. Gran parte delle parole chiave ricorrenti in queste tre opere site specific (riflessione, illuminazione, proiezione, affiorare, emergere, punto di vista) sono espressioni che anch’esse come il paesaggio hanno un ruolo simbolico, in quanto immagini che senza mediazione spiegano il loro significato ed è infatti nella loro funzione oggettiva che il loro senso figurato si rivela.
*Eidola: immagine che appare in superficie. L’eidolon ha una “somiglianza spettrale” con ciò che rappresenta, gli dèi mandano eidola per ingannare i mortali infatti èidolon è anche il fantasma. Il termine venne poi utilizzato in senso spregiativo dai cristiani per indicare i “falsi dèi” (da cui Idolatria)
Eidola I
Nella prima e più rappresentativa opera del ciclo, l’artista utilizza dipinti, disegni ed incisioni di paesaggi scovati nelle case di alcuni abitanti di Scilla, costituendo con essi una sorta di mostra collettiva sul tema. Questi quadri, al di là del loro valore artistico, sono innanzitutto rappresentazioni di paesaggi e come tali recano con sé un giudizio estetico sul paesaggio, un gusto personale di chi lo ha creato e di chi lo custodisce nella propria casa, spesso quale complemento di arredo. E’ proprio questa frequente funzione dei quadri nelle case, che ci informa sulle singole storie, su come si sono evoluti i gusti, su un certo modo di vedere le cose, sul periodo in cui tali opere sono state realizzate: dati che emergono tanto dall’opera quanto dalla cornice che le è stata combinata. Svanisce ogni significato di brutto o bello così come la distinzione tra arte e decorazione. Il gesto dell’artista crea così un movimento circolare ed auto generativo, in cui il paesaggio è l’elemento comune attraverso cui parlare di arte e l’arte è lo strumento comune per rappresentare il paesaggio. La stessa circolarità è data dal continuo scambio tra il fuori ed il dentro, poiché il paesaggio viene visto in esterno, “imitato” su un supporto, portato in un interno e riportato alla luce a confrontarsi con il simile da cui ha avuto origine. Questa mistificazione della natura, il modo complesso e contorto con il quale l’Uomo si appropria di qualcosa e lo rende suo, la volontà di prendere ciò che per sua consizione è in esterno e di chiuderne in un interno soltanto l’imitazione di un’imitazione, rappresentano esattamente il modo con cui l’Uomo si pone nei confronti del paesaggio.
Eidola II
Il secondo intervento consiste nella proiezione di luce solare su uno scorcio del paese dove durante tutte le ore del giorno la luce non arriva mai in maniera diretta. Già nel meccanismo risulta evidente l’intento: una riflessione che dà luogo ad un’illuminazione, dunque una perfetta coincidenza di forma e contenuto. L’artista suggerisce quindi che una possibilità altra esiste ed è a portata di chiunque, a patto che si riconosca la propria cecità nella personale visione del mondo e si abbia quindi la volontà di accedere ad un grado di comprensione, diverso dall’abitudine. Ogni cosa è uguale e diversa da come la conosciamo, è per questo che le risposte sono semplicemente nelle cose stesse. Quest’opera infatti oltre ad un elemento immateriale come la luce, non aggiunge nulla al luogo in cui l’opera è collocata, proprio a testimoniare che quando un cambiamento avviene, è tanto più significativo quanto più attuato attraverso un percorso sottile ed appena percepibile. Tornando al tema principale del paesaggio, il messaggio è semplice: ciò che vedete è solo il frutto di un’abitudine, il luogo che vi circonda è come lo vedete ma potrebbe anche essere altrimenti, come diverso era in passato e diverso sarà in futuro, questione di oscurità annidata nella mente.
Eidola III
L’intervento consiste nella rappresentazione della figura mitologica di Scilla (Il Monstruum Scylaeum creato da Circe) su una parete residua del così detto “scoglio di Ulisse”, eco-mostro ormai demolito. L’immagine della Scilla mitologica è realizzata con un linguaggio semplice ed immediato a ricordare l’iconografia medioevale: l’idea è quella di creare una sorta di passaggio sotterraneo che dia accesso ad un fantasma della storia e lo faccia affiorare, riemergere – come dalle acque – su quel che resta del presente. Ciò che si verifica è una corsa alla subordinazione, lì dove il presente si sovrappone al passato ed il passato risorge sul presente in un susseguirsi di sovrapposizioni. È come un muro costruito sul bagnato e l’umidità che gradualmente si fa spazio sino a manifestarsi come muffa. Creare una coincidenza tra eco-mostro e mostro mitologico, tra scoglio di Ulisse e scoglio di Scilla (dal greco Skylla, scoglio) non ha alla base una volontà politica, ma è stata voluta dall’autore quale occasione di chiudere un cerchio e su questo far ruotare in un flusso infinito presente e passato, volontà di occultare ed esigenza di emergere, distruzione e rinascita.
Helena Rusikova