Introduzione
“Non c’è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per intendere, intenda! [...]A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano [...]“ (Mc, 4-21/25)
“La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” (Gv, 1,5)
Quest’opera video di Christian Rainer prende ispirazione da due distinti passi biblici attinti dal Nuovo Testamento, in particolare dal Vangelo di Marco (nel passo in cui i discepoli chiedono al Maestro perchè si esprimesse con il popolo per parabole) e dal prologo del Vangelo di Giovanni.
Entrambe sono riconducibili, secondo un’idea iniziatica di comprensione reale di un insegnamento, all’idea che ogni mistero – per chi fosse in grado di vederlo – è già di per sé manifestato e rivelato, ma destinato a restare nascosto per chi non fosse in grado, quindi degno, di scoprirlo.
Questi insegnamenti cristiani ci dicono che il mondo stesso (il Regno di Dio) si rivolge a noi come un’immensa e complessa parabola, la cui chiave di interpretazione è la semplicità stessa, il saper cogliere le cose così come si manifestano, in tal modo riconoscendo il senso di verità, tanto perseguito, nella loro stessa natura. Cristo sottolineava la compresenza di una conoscenza esoterica ed una essoterica, relativamente a chi fossero rivolte le sue parole. La luce che le tenebre non hanno compreso (o accolto) era Cristo stesso, ovvero l’intero mondo fatto di cielo e terra; le tenebre invece sono tutti coloro che non sanno riconoscere una verità o un mistero svelato nemmeno quando questo si spiega loro davanti. Allo stesso modo la natura tutta continua a parlare agli uomini e loro non la intendono, oppure la travisano o ancora limitano i suoi significati ad una prospettiva meramente umana.
L’opera
Il video qui proposto (dal titolo non leggibile, quindi non pronunciabile: Ekam è solo il titolo divulgativo) vuole intanto essere l’applicazione dell’insegnamento che recita: quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, ovvero – nel nostro caso – rendere compartecipe lo spettatore di quelle che sono, per dirla con Zolla, “verità nascoste esposte in evidenza”, con particolare riferimento al sincretismo di materia e spirito, dove l’una è in grado di spiegare l’altro e viceversa.
L’opera sostiene infatti l’idea che esista una diretta corrispondenza tra la presenza spirituale e quella materiale e che anzi certe qualità che sono proprie della materia siano la sola via perché all’uomo risultino comprensibili certi concetti metafisici che altrimenti non riuscirebbe ad afferrare.
Al genere umano possono essere attribuite numerose virtù che però rimarrebbero nello stretto ambito dell’astrazione se non esistesse un loro corrispettivo terreno. Concetti quali trasparenza, lucidità, riflessione, illuminazione, sublimazione, esistono grazie alla materia che può spiegarle, creando una relazione inscindibile tra il significato e l’oggetto che lo incarna.
In tal senso la materia diventa simbolo delle sue stesse qualità, quindi delle virtù umane che da esse derivano. Questa idea affonda le sue radici nella spiritualità quattrocentesca, nelle illuminazioni del mistico Nicola Cusano che con la sua Coincidentia Oppositorum sosteneva appunto questo legame indissolubile tra il corpo e lo spirito, dove il primo altro non è se non il riflesso del secondo, in una convivenza terrena in cui necessariamente ogni metafisica deve manifestarsi nel visibile, nella presenza, per esistere.
Successivamente la figura dell’uroboro, caro agli alchimisti, testimoniava la medesima idea : la possibilità di realizzare in vita una personale elevazione virtuosa attraverso la materia.
La musica
La composizione dal sapore rituale che fa da sottofondo alle immagini, è anch’essa composta da Christian Rainer. Ci troviamo nuovamente davanti ad un segreto comunicato ma non immediatamente svelato, un Salmo a San Giovanni Battista che è divenuto il fondamento stesso della musica, originandone la scala tutt’ora adoperata (le note musicali altro non sono che l’inizio di ogni frase del Salmo).
Per mantenere l’idea di trasmissione mediata dalla parabola, Rainer ha stabilito una regola (attinta dalla tradizione cabalistica) con la quale ha trasformato le parole del Salmo in una partitura musicale, in cui le note e le combinazioni sono dettate a priori dalla suddetta regola, prescindendo quindi dalla volontà e dal libero arbitrio dell’autore. L’aspetto “parabolico” è quindi dato dal fatto di comunicare un significato sotto una forma che solo alcuni sono in grado di decifrare, mentre chi non lo fosse può comprenderlo solo nella forma spiegata, quindi quella più esteriore.
Si potrebbe parlare di “musica per eccellenza”, una composizione definitiva, poichè è la sonorizzazione della musica stessa, della sua radice – che è la scala musicale – che naturalmente rappresenta il fondamento di ogni composizione.