Axis

NUBILAQUIDEPIFANIELIMINARIYANACAMERA BUIA

Il percorso si conclude con un’immagine fotografica che è per contenuti del tutto riconducibile alla luce solstiziale dell’inizio, chiudendo così un ideale anello la cui forma allude al moto circolare della Creazione su più livelli. Una donna incinta si riflette sul vetro di una finestra e tra lei ed il suo riflesso gravita un piccolo cranio di feto, che è il vero soggetto e chiave interpretativa dell’immagine. E’ importante sottolineare che si tratta di un cranio di feto e non di persona già nata, poichè questa figura deve incarnare al contempo un inizio ed una fine: il teschio rimanda inevitabilente al resto umano dopo la morte, e viceversa il feto è vita che si sta preparando a venire al mondo. Il teschio mette in relazione i due punti del ciclo vitale, facendo coincidere ciò che sta svanendo con ciò che si sta formando. Questa sola immagine racchiude in sè non solo tale dualità, ma sintetizza “staticamente”  un percorso che ha invece luogo con una durata e attraverso uno spazio. Il ciclo creativo-esistenziale che coinvolge ogni cosa nella infnita ripetizione di nascita e morte (l’una connessa all’altra nonchè reciprocamente indispensabili) è interamente assorbito in questa figura simbolica del cranio di un bambino non ancora nato, che in tale contesto assume la posizione di centro, o asse, attorno al quale si compie il moto della Creazione. La figura della madre che dà luogo a questo processo creativo è la ruota che l’asse fa girare, il riflesso ed emulazione della virtù creativa stessa. In quest’opera l’inizio e la fine non solo coincidono, ma vanno intesi come la stessa cosa.