AXIS – QUID – EPIFANIE – LIMINARI – YANA – CAMERA BUIA
L’immagine dell’Uomo allo specchio – sia immerso in un ambiente naturale che quale prodotto artefatto dell’Uomo stesso (come nel caso della scultura) – è emblematico di questo percorso nel quale assume un ruolo centrale.
Lo specchio va qui inteso come in gran parte delle mistiche (cristiana, ebraica ed islamica) quale rivelatore divino, attributo che si identifica con il modus con cui lo specchio riproduce la Natura, cioè specularmente, restituendo così l’identica cosa pur essendo completamente diversa. In questo lo specchio imita, riproducendolo, il meccanismo con il quale il mondo basso riflette la propria ascendenza celeste: in maniera uguale e contraria. Esso si fa quindi rivelatore del mondo immanifesto, mostrandone la sua immagine speculare ma privata della sua fisicità, così testimoniando il più complesso dei misteri: la forma della Natura è il simbolo più perfetto delle sue qualità occulte.
Premessa quindi tale funzione rivelatrice dello specchio, l’Uomo che vi si specchia anzichè vedersi riflesso, vede una sagoma informe e scura, una sorta di macchia o buco nero. Questa condizione è significativa della impossibilità o difficoltà che l’Uomo ha nel comprendere la sua stessa Natura, limite dovuto alla mancata presa di coscienza di essere egli stesso, in prima persona, la causa della propria cecità, dunque il proprio limite. Alle spalle dell’Uomo lo specchio restituisce la Natura circostante immutata, essendo il paesaggio privo di soggettività, quindi non suscettibile di incomprensione. L’Uomo allo specchio può essere – come simbolicamente ogni altro Uomo – guardato solo di spalle, ovvero in maniera mediata e solo da terzi, poichè la comprensione profonda, quindi “frontale”, risulta impossibile sia a sé stesso che agli altri. La sua immagine di fronte resta in ogni caso un’astrazione.

